— michele cantarelli blog

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aprile 2012 Monthly archive

Niente di nuovo, se non per il sottoscritto.

Due sere fa mi sono visto Elephant per la prima volta, film del 2003 diretto da Gus Van Sant. In lingua inglese, ma anche per chi come me capisce a tozzi e bocconi in quella lingua c’è poco da capire, ma molto da osservare. Il fulcro della storia di basa su una strage compiuta da due studenti in un liceo degli Usa e la storia si muove all’interno di un desolante vuoto esistenziale raccontato con stile asciutto e distaccato.

L’aggancio con la fotografia è duplice: da una parte perché uno dei soggetti protagonisti ha la passione per la fotografia, dall’altra, più importante, perché il film è chiaramente ispirato alla poetica visiva di William Eggleston, fotografo che alcuni ritengono abbia dato impulso primo e vero alla fotografia a colori, tanto che i concittadini di Memphis lo considerano il loro artista più famoso secondo soltanto a Elvis Presley.

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Quando le persone che conosco mi parlano positivamente di qualcuno o qualcosa che non conosco, io ci vado sempre con i piedi di piombo. Mi succede anche con gli amici e con le persone di cui mi fido, sono fatto così.

Quando Riccardo mi ha parlato dell’opportunità di affiancarlo nell’esperienza del workshop di fotografia musicale a Cassino nell’ambito della seconda edizione dello Janula Jazz Fest, la prima sensazione, di pancia, non è stata totalmente convincente. Non conoscevo il festival, le persone che lo dirigono, né tanto meno la realtà cassinate.

Tuttavia nel momento in cui lo stesso Riccardo mi ha proposto un incontro con Roberto Reale, presidente dell’Associazione Jazz & Libertà che promuove il Festival, ho detto certamente sì.

E sono contento di averlo fatto, anzi molto contento.

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Il senso comune vuole che un buon ritratto debba rappresentare ciò che è realmente la persona ritratta. Ma è un non sense!
Prima di tutto la pretesa di individuare se non addirittura definire com’è “realmente” un individuo è tanto common sensical quanto utopistica. Laddove si voglia tentare, l’indagine va senz’altro confinata ad una specifica dimensione transitoria temporale e ambientale così complessa che persino l’autoanalisi su sé stessi porta a risultati spesso ambigui e comunque basati sulle convinzioni.

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Chi l’ha detto che per ottenere certe foto buone bisogna essere in uno studio e avere a disposizione luci decenti? Beh forse anche io. Ma come recita un vecchio adagio… di necessità virtù. E allora quando a mio cognato prende il pallino delle divise militari da collezione e in viaggio da Milano mi telefona chiedendomi se posso fargli qualche scatto al volo, io dico di sì, si può fare.
Voglio dire, a me che di divise vere da vicino, io che sono pure “obiettore di coscienza” come si diceva un tempo, non ne ho vista neanche una, l’idea di fotografarle mi incuriosisce.
E poi come si fa’ a dire di no al cognato. Il tutto va fatto in un’oretta, in modo estemporaneo e non c’è possibilità di organizzare uno shooting a studio.

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LA FOTOGRAFIA IN ITALIA. A CHE PUNTO SIAMO?
Forma – marzo 2011
Contrasto
248 pagine
19,90 Euro

La fotografia in Italia. A che punto siamo? è il risultato del convegno organizzato e ospitato dalla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, nel marzo 2011, che ha visto confrontarsi i principali protagonisti del settore in una sorta di “Stati generali sulla fotografia”, il primo di una serie di incontri che si rinnoveranno per cercare di fare “il punto” su un linguaggio cruciale come quello fotografico e le sue modalità comunicative.da http://www.contrastobooks.com/

Prodotto editoriale interessante che spiega bene nel titolo gli obiettivi inseguiti. Fotografi, photoeditor, critici, giornalisti, docenti, collezionisti, galleristi, direttori artistici di festival dibattono con forma leggera e fruibile intorno ai temi della comunicazione, della formazione, dei rapporti con le istituzioni, dell’editoria, dei festival e del collezionismo.

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AUTORITRATTO DI UN FOTOGRAFO
Ferdinando Scianna
Bruno Mondadori – 2011
224 pagine
19,00 Euro

Letteralmente divorato! Non soltanto perché sono 224 pagine scritte con un font grandino e perché è pieno di immagini e di pagine bianche affiancate con su la descrizione dell’immagine stessa. Ma soprattutto perché si lascia leggere con l’ingordigia di chi è alla ricerca di conoscere la fotografia attraverso l’uomo che sta dietro alla fotocamera. E in questo caso l’uomo è uno dei fotografi italiani contemporanei più grandi. Ed è siciliano. Sottolineatura doverosa quest’ultima perché “nella periferia si sviluppa il desiderio della conoscenza, e un lamento, un sentimento di esilio in patria, che produce letteratura, produce narrazione.” (p.24). E’ un libro autobiografico senza essere mai auto celebrativo che racconta i rapporti con gli “Amici Maestri”, Leonardo Sciascia e Henri Cartier-Bresson per esempio, con gli editori e con Magnum, con la propria terra e la gente che vi appartiene, con la scrittura e le occasioni importanti.

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Cosa può fare un uomo di quarant’anni suonati che rientra felicemente appagato da una nottata ebbra e goliardica in compagnia degli amici di una vita? Due cose: giocare a Fifa con la Playstation o scrivere. E io scrivo, ascoltando trip-hop, ben inteso. Scrivo di ciò che sento, di ciò che amo. E nel mio caso è fotografare la musica. Non la musica dei Massive Attack che mi svenerei per sentirli dal vivo, evidentemente. Ma senza fotocamera.
E’ il jazz che voglio fotografare. Io non sono un intenditore di musica jazz, ho imparato a conoscerla perché la fotografo da sette anni.

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Il Photoshow lo conosco, so cosa trovarci, quali atmosfere, quali situazioni, non è la prima volta e non sarà l’ultima (tocco ferro). Quest’anno ci arrivo però con un entusiasmo che nemmeno le 5 ore di treno con tanto di tre cambi per coprire si e no 200 km riescono a stemperare.


 
 
 
Ho deciso di cambiare un po’ di attrezzatura e voglio toccare con mano anche qualcosa che propone un rapporto portabilità/qualità su cui ho idee ma non ancora piena convinzione. E al Photoshow ci vai per questo oppure per “goderti” lo spettacolo della calca che si affanna per portare a casa foto di modelle concilianti dentro set apprestati.
Mi incontro con Riccardo e Valentina e poi con Massimiliano. Abbiamo le idee chiare.

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