— michele cantarelli blog

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Film e fotografia

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Memento è la storia di Leonard Shelby che a causa di un incidente ha perso la facoltà di memoria breve. Ricorda tutto quello che è accaduto prima dell’incidente, ma dimentica tutto quello che gli accade nel presente. Il suo scopo è quello di rintracciare l’assassino della moglie, ma è oggettivamente condizionato e limitato dalla sua malattia.

Così per cercare di andare avanti e dare un senso alle sue azioni annota su carta e si tatua sulla pelle tutto ciò che gli capita come indirizzi, nomi, targhe di automobili, riflessioni e considerazioni. E fotografa con una polaroid tutti i pezzi della sua vita.

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Niente di nuovo, se non per il sottoscritto.

Due sere fa mi sono visto Elephant per la prima volta, film del 2003 diretto da Gus Van Sant. In lingua inglese, ma anche per chi come me capisce a tozzi e bocconi in quella lingua c’è poco da capire, ma molto da osservare. Il fulcro della storia di basa su una strage compiuta da due studenti in un liceo degli Usa e la storia si muove all’interno di un desolante vuoto esistenziale raccontato con stile asciutto e distaccato.

L’aggancio con la fotografia è duplice: da una parte perché uno dei soggetti protagonisti ha la passione per la fotografia, dall’altra, più importante, perché il film è chiaramente ispirato alla poetica visiva di William Eggleston, fotografo che alcuni ritengono abbia dato impulso primo e vero alla fotografia a colori, tanto che i concittadini di Memphis lo considerano il loro artista più famoso secondo soltanto a Elvis Presley.

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