— michele cantarelli blog

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Sulla Fotografia

8e62249d889496484739fbc018c56639Chi può dire di conoscere con completezza la definizione di “istantanea”?
Forse alcuni, ma ci scommetto non molti, perché esistono una pluralità di accezioni che si sono accumulate nel tempo e che hanno contribuito a creare confusione e pareri discordanti.

E allora proviamo a fare chiarezza. Partiamo dal termine inglese “snapshot”; l’Oxford English Dictionary ne da questa definizione: “colpo sparato senza prendere troppo precisamente la mira; fotografia istantanea scattata con apparecchio fotografico manuale”. “Snapshot” acquistò il significato di “istantanea” alla fine degli anni 50 dell’800, quando ne vennero scattate per la prima volta e nel 1860 Sir John Herschel usò il termine in questione in relazione alla possibilità di fermare e analizzare il movimento scattando questo tipo di foto.

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37603_130298423679235_3066122_nTorno a parlare di fotografia musicale, jazz in particolare,  e lo faccio con un argomento che spesso viene sottovalutato ma sul quale insisto molto durante i workshop che tengo: le norme comportamentali.

Premessa: se voi siete lì a fotografare un concerto per divertimento sappiate che gli spettatori si divertono più ad ascoltare la musica e vedere i musicisti in azione, piuttosto che il vostro otturatore e la vostra figura. Se invece siete lì a lavorare, sappiate che gli spettatori hanno pagato per avere un posto e godersi lo spettacolo senza distrazioni causate da fotografi sbadati e irrispettosi. E anche se il concerto non è a pagamento comunque chi viene a godersi lo spettacolo ha investito risorse diverse dal denaro e ha delle aspettative che non prevedono quasi mai fotografi casinari!

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smartphone-381237_640Quando dico ai miei allievi che sto sviluppando un progetto utilizzando Hipstamatic di iPhone, molti mi guardano sorpresi e moderatamente preoccupati. Credo pensino qualcosa del tipo: “Ma come, mi sono comprato la reflex per migliorare le mie foto e questo fotografa con un telefono!? Che storia è?”

La storia potrebbe partire da lontano, dagli anni cinquanta e soprattuto sessanta quando le persone, fotografi e artisti compresi, scoprirono che bastava schiacciare soltanto un pulsante di una Polaroid per poter vedere materializzarsi una foto in pochi secondi (adesso scopro pure che è arrivata Prynt, una cover per iPhone e telefoni Android che stampa le fotografie letteralmente tramite lo smartphone).

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Cari voi che fotografate o no al parco, per le strade, tra la gente fate attenzione!

Rimanete ben ancorati all’omologato e convulso atto del guardare senza vedere. Se non lo fate la maggior parte degli altri vi “guarderanno” con sospetto, vi controlleranno.
Noteranno che indugiate sospettosamente davanti ad un albero qualunque, che vi muovete in modo bizzarro intorno ad esso, che vi piegate sulle gambe come squilibrati.

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UnknownEra da un bel po’ di tempo che non assistevo ad un concerto come fa chi non va lì per fotografare, ma solo per ascoltare e guardare.

Davanti all’ingresso della tribuna dell’Auditorium a Roma noto un cartello che dice simbolicamente “vietato fotografare”.
Poco prima che gli artisti facciano il loro ingresso sul palco una voce in italiano e poi in inglese prega di spegnere i cellulari e ribadisce che é vietato riprendere lo show. Non faccio in tempo a sorridere che la gente rimbrotta, ride, qualcuno fischia.

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spot PhoneL’ultimo spot di iPhone è arrivato sui nostri canali televisivi e al di là di considerazioni relative all’impatto emozionale sull’osservatore, che ce n’è parecchio, quando l’ho visto per la prima volta mi ha colpito soprattutto per lo slogan finale: “Ogni giorno si fanno più foto con l’iPhone”.

La versione americana, identica nelle immagini, recita un finale decisamente diverso: “Everyday more photos are taken on the iPhone than any other camera” che tradotto in italiano dice: “Ogni giorno vengono scattate più fotografie con iPhone che con qualsiasi altra fotocamera”.

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Memento è la storia di Leonard Shelby che a causa di un incidente ha perso la facoltà di memoria breve. Ricorda tutto quello che è accaduto prima dell’incidente, ma dimentica tutto quello che gli accade nel presente. Il suo scopo è quello di rintracciare l’assassino della moglie, ma è oggettivamente condizionato e limitato dalla sua malattia.

Così per cercare di andare avanti e dare un senso alle sue azioni annota su carta e si tatua sulla pelle tutto ciò che gli capita come indirizzi, nomi, targhe di automobili, riflessioni e considerazioni. E fotografa con una polaroid tutti i pezzi della sua vita.

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Come in tutti gli altri ambiti fotografici il fotografo esprime più o meno coscientemente e consapevolmente qualcosa ritraendo una persona.

Indipendentemente da ciò bisogna distinguere tra le situazione di committenza commerciale e quelle di ricerca, cioè il caso in cui il lavoro venga commissionato e dettato con linee guida più o meno vincolanti e il caso in cui il fotografo lavori senza condizionamenti di terzi.

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In teatro. Ho su il 70-200. Scatto continuo, file Raw, autofocus singolo con area dinamica, lettura esposimetrica spot. La luce autofocus è spenta, l’avviso di messa a fuoco disattivato. Aspetto le luci sul palco, parto da 800 iso, priorità di tempi a 1/160. Gli artisti fanno la loro entrata, i giochi hanno inizio. Le luci sui musicisti, non è molta, faccio uno scatto di prova, alzo gli Iso a 1600. Giù la fotocamera, ascolto e osservo per un pò, ora metto in moto l’otturatore.

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Quali sono i criteri per cui una foto viene considerata sbagliata e magari cestinata? La risposta non è semplice e non ho la pretesa di stabilirlo secondo un giudizio di valore per forza di cose personale.

Clément Chéroux sostiene che si potrebbe considerare una foto errata quando deroga a norme stabilite “dai professionisti della fotografia” e Serge Tisseron aggiunge che il giudizio è legato innanzitutto all’idea che l’autore si è fatto in base a modelli culturali di ciò che debba essere una “buona foto”.

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