— michele cantarelli blog

La nikon invidiosa

Cosa può fare un uomo di quarant’anni suonati che rientra felicemente appagato da una nottata ebbra e goliardica in compagnia degli amici di una vita? Due cose: giocare a Fifa con la Playstation o scrivere. E io scrivo, ascoltando trip-hop, ben inteso. Scrivo di ciò che sento, di ciò che amo. E nel mio caso è fotografare la musica. Non la musica dei Massive Attack che mi svenerei per sentirli dal vivo, evidentemente. Ma senza fotocamera.
E’ il jazz che voglio fotografare. Io non sono un intenditore di musica jazz, ho imparato a conoscerla perché la fotografo da sette anni. Ascolto musica jazz, conosco la storia della fotografia di jazz, ho studiato i grandi fotografi del genere da William Gotlieb a Jimmy Katz, passando per William Claxton e Guy Le Querrec e grazie a questo so qualcosa anche di chi interpreta, e l’ha fatto in passato, questo genere. Ma io non sono innamorato del jazz, io amo la musica in generale, per davvero. Io vivo di musica e con la musica.
Quello che adoro è fotografarlo il jazz. Sono lì, in teatro, l’odore del legno del pavimento del palco, le quinte in penombra, i corridoi ossequiosamente silenziosi, i fonici che si muovono con sobria solerzia, l’atmosfera sospesa e vagamente esclusiva, i colleghi alcuni dei quali grandi amici che ritrovo. I musicisti li avvicino, nel jazz posso ancora farlo, li osservo, cerco di comprendere il loro lavoro verso il quale nutro una profonda ammirazione. E loro rispettano me, il più delle volte. Il soundcheck inizia e io con loro, il concerto inizia e io con loro. Due entità separate ma fatalmente associate. La musica entra nelle mie orecchie, talvolta nel mio cuore, la scena passa attraverso la lente, ora attendo il momento ora vado d’istinto ora penso all’inquadratura ora mi lascio trasportare dalle sonorità. È sempre un equilibrio tra ragionata operosità e contemplazione. A volte poi accade che lo stupore e la meraviglia che soltanto la musica mi sa regalare così intimamente prende il sopravvento su di me e allora la mia nikon rimane adagiata sul mio fianco, invidiosa per quello che lei non potrà mai provare.

 











 

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