— michele cantarelli blog

Privato vs pubblico

facebook-556808_640Ho tra le mani l’interessante libro di Richard M. Chalfen Sorrida, prego! La costruzione visuale della vita quotidiana, un testo edito nel 1987 dove l’autore indaga gli aspetti sociologici relativi alle abitudini, i simboli e i riti della vita quotidiana che vengono trasformati in immagini ricordo.

Tornerò forse più approfonditamente a scrivere intorno a questo testo e ai suoi spunti di riflessione, ma qui voglio soffermarmi sulla distinzione introduttiva che Chalfen fa tra home mode e mass mode e condurla ai giorni nostri.

Con home mode si intende la comunicazione fatta per immagini che ha il suo centro nella casa e nei rapporti interpersonali con i cari o i conosciuti e una produzione distribuita in modo privato (classico esempio l’album di famiglia).
Le mass mode invece includono messaggi di passaggio prodotti attraverso sistemi simbolici pubblici per essere distribuiti all’ampia, eterogenea e anonima audience, tipicamente giornali e pubblicità.

La distinzione trasportata ai giorni nostri si affievolisce perché se è vero che rimane valida in senso generale è anche vero che con con la condivisione attraverso i social network, Facebook in particolare, la comunicazione home mode finisce per coincidere con quella mass mode. Chi più chi meno produciamo immagini in contesti privati e relativi alla propria vita per poi renderle visibili ad una moltitudine di persone molte delle quali spesso neanche conosciute.

L’album di famiglia, per tradizione mostrato soltanto ai cari o alle persone che comunque gravitano nella nostra sfera privata, ora diventa di dominio pubblico.
La costruzione simbolica della nostra vita (costruzione parziale culturalmente strutturata e determinata dalle pressioni sociali, si badi bene) viene deliberatamente condivisa con l’audience anonima di cui parla Chalfen.
Certo c’è qualche eccezione. Alcuni si astengono dal mostrare i momenti più intimi e i filtri di Facebook permettono di condividere contenuti soltanto con chi vogliamo, ma chi limita la visibilità dei post in genere sceglie l’opzione amici (che in Italia in media sono circa 300 per utente!). Pensate anche alla proliferazione su Facebook de L’anno in breve di a fine 2014, che raccontava tramite immagini e con risultati peraltro discutibili, gli eventi principali della vita di una persona.

D’altra parte il successo della comunicazione social sia iconica che testuale, è attribuibile oltre che alla connessione di persone fisicamente distanti anche e forse soprattutto alla possibilità data a chiunque di sentirsi un po’ più al centro dell’attenzione e di sperimentare qualche sensazione riservata ai personaggi pubblici e famosi. Per chi lo desidera, beninteso.

miniatura: Licenza CC0 Public Domain


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