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ph Michele CantarelliCon quest’anno fanno cinque. Tanti sono gli anni che seguo lo Young Jazz e stavolta le condizioni climatiche parevano più da inizio inverno che da fine primavera.

Però è stato come sempre. Buona musica, persone interessanti, luoghi piacevoli, amici da ritrovare come in un appuntamento.
Ho assistito per la prima volta ad un concerto della Liberorchestra e mi sono commosso.

Ecco la mia storia di Young Jazz Festival 13.

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Come in tutti gli altri ambiti fotografici il fotografo esprime più o meno coscientemente e consapevolmente qualcosa ritraendo una persona.

Indipendentemente da ciò bisogna distinguere tra le situazione di committenza commerciale e quelle di ricerca, cioè il caso in cui il lavoro venga commissionato e dettato con linee guida più o meno vincolanti e il caso in cui il fotografo lavori senza condizionamenti di terzi.

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Le persone, gli amici, la città, il composto fermento.
Lo Young Jazz è sopratutto questo, la musica diventa occasione di piacevole soggiorno a Foligno, una città che il festival mi ha insegnato ad amare.

La declinazione che vi propongo quest’anno rovescia l’ordine dei fattori e le performance dei musicisti diventano note di sottofondo appena accennate. Protagonista insieme a loro è sopratutto il contorno, quello che solitamente viene chiamato dagli addetti ai lavori “colore”. Come ad intendere qualcosa di accessorio rispetto al prodotto principale, ma che in realtà ne determina ragione di esistenza.

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Quando le persone che conosco mi parlano positivamente di qualcuno o qualcosa che non conosco, io ci vado sempre con i piedi di piombo. Mi succede anche con gli amici e con le persone di cui mi fido, sono fatto così.

Quando Riccardo mi ha parlato dell’opportunità di affiancarlo nell’esperienza del workshop di fotografia musicale a Cassino nell’ambito della seconda edizione dello Janula Jazz Fest, la prima sensazione, di pancia, non è stata totalmente convincente. Non conoscevo il festival, le persone che lo dirigono, né tanto meno la realtà cassinate.

Tuttavia nel momento in cui lo stesso Riccardo mi ha proposto un incontro con Roberto Reale, presidente dell’Associazione Jazz & Libertà che promuove il Festival, ho detto certamente sì.

E sono contento di averlo fatto, anzi molto contento.

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Cosa può fare un uomo di quarant’anni suonati che rientra felicemente appagato da una nottata ebbra e goliardica in compagnia degli amici di una vita? Due cose: giocare a Fifa con la Playstation o scrivere. E io scrivo, ascoltando trip-hop, ben inteso. Scrivo di ciò che sento, di ciò che amo. E nel mio caso è fotografare la musica. Non la musica dei Massive Attack che mi svenerei per sentirli dal vivo, evidentemente. Ma senza fotocamera.
E’ il jazz che voglio fotografare. Io non sono un intenditore di musica jazz, ho imparato a conoscerla perché la fotografo da sette anni.

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ph Michele Cantarelli

L’impegno del secondo weekend del corso di Fotografia Musicale e di Spettacolo targato Vanni Editore portava con sé delle premesse interessanti per gli allievi e per il sottoscritto. Luciano Vanni mi aveva informato che sarebbe venuto a trovarci il trombettista Luca Aquino e che sarebbe stato a disposizione dei corsisti per un laboratorio didattico durante tutto l’arco della due giorni di formazione.

Ma fino alle 17,00 del sabato non sapevo che le aspettative seppur già elevate sarebbero state superate e di molto. Dopo un paio di ore di aula con la visione dei lavori degli allievi e un approfondimento delle norme comportamentali da tenere durante concerto, soundcheck e backstage raggiungiamo i ragazzi del corso di Giornalismo e Critica Musicale che si tiene al piano sotto del Palazzo Comunale di Collescipoli in contemporanea al nostro.

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